La violenza interpretata da Francisco Goya e Pablo Picasso

Francisco Goya e Pablo Picasso sono due importanti esponenti della pittura spagnola, che, seppur vissuti a distanza di più di cent’anni l’uno dall’altro, sviluppano tematiche affini.

Francisco Goya, nato nel 1746 a Fuendetodos, si forma a Saragozza presso lo studio di José Luzán, direttore di un’importante scuola di disegno. In seguito gli viene conferito l’incarico di ritrattista ufficiale di corte dal re Carlo IV. Nel 1792 perde l’udito e ciò provoca un cambiamento nelle sua pittura, che inizia ad orientarsi verso nuovi soggetti e verso la costruzione dell’immagine attraverso il colore e forti contrasti di luce ed ombra. Intorno al 1790 inizia a lavorare ai Capricci, una serie di incisioni di tono satirico che ha per oggetto i comportamenti malvagi degli uomini. Durante il periodo della dominazione francese il suo atteggiamento è contraddittorio: si schiera con i ribelli spagnoli, ma al contempo mantiene rapporti con il nuovo sovrano, il quale gli concede incarichi. Trascorre gli ultimi anni tra Spagna e Francia. Muore a Bordeaux nel 1828.

Pablo Picasso nasce a Malaga nel 1881, la sua formazione artistica avviene tra le città di Barcellona e Madrid. All’inizio del XX secolo si trasferisce a Parigi. Nella sua pittura convivono diversi influssi, in particolar modo l’aspirazione classica, l’intellettualismo tipico del simbolismo ed il realismo in funzione patetica. Il Periodo Blu si inaugura ad inizio Novecento ed è contraddistinto da tele in cui domina il colore blu e la tristezza dei soggetti. Nel 1905 si colloca il Periodo Rosa, fase artistica nella quale Picasso utilizza prevalentemente il colore rosa e rappresenta figure felici. A partire dall’anno successivo matura la fase cubista, che si suddivide in cubismo analitico e cubismo sintetico. Opera simbolo di questo lasso di tempo è Les demoiselles d’Avignon. A distanza di circa una decina d’anni l’artista cambia nuovamente il proprio stile, avvicinandosi al Surrealismo e all’Espressionismo. Nonostante i profondi cambiamenti che la sua produzione artistica subì, la sua fama continuò a crescere. Muore nel 1973 all’età di novantadue anni.

Goya e Picasso hanno in comune molto più che i natali, le seguenti opere permettono di sviluppare punti di contatto tra i due maestri.

2 maggio 1808: lotta contro i mamelucchi, Goya, 1814 olio su tela, 266 cm x 345 cm, Madrid, Museo del Prado

3 maggio 1808: fucilazione alla montagna del Principe Pio, Goya, 1814, olio su tela, 266 cm x 345 cm, Madrid, Museo del Prado

In 2 maggio 1808 e 3 maggio 1808 Goya rappresenta due episodi drammatici della storia contemporanea. Nel 1808 Gioachino Murat entra a Madrid a capo dell’esercito francese; ciò causa il malcontento della popolazione, che il 2 maggio insorge. I mamelucchi, soldati mercenari che combattono per la fazione francese, riescono a ristabilire l’ordine. Però nella notte del 3 maggio, il generale Grouchy attua una rappresaglia andando contro gli ordini di Murat e fucilando senza processo tutti coloro che erano sospettati di aver preso parte all’insurrezione. Ferdinando VII abdica e la corona di Spagna viene assegnata a Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone. 2 maggio 1808 raffigura la popolazione in tumulto. La scena è ambientata nella città di Madrid, della quale scorgiamo gli edifici sullo sfondo. Il centro è leggermente spostato verso destra, dove si trova un cavallo bianco dalle dimensioni sproporzionate ed un uomo disarcionato. I madrileni impugnano coltelli e bastoni. In 3 maggio 1808 è riprodotta la rappresaglia francese. Il fulcro dell’immagine è costituito dall’uomo inginocchiato con le braccia spalancate, illuminato dalla luce della lanterna. Il colore della camicia è in contrasto con le tonalità scure del dipinto.  L’uomo, un civile senza nome, un antieroe, si trova di fronte ad un plotone di esecuzione anonimo (non ne scorgiamo i volti). L’ambientazione è notturna, sullo sfondo vi è il campanile di una chiesa a indicare l’insufficienza della fede di fronte a simili eventi. La scena è divisa in tre momenti: prima, durante e dopo la fucilazione. Notiamo a questo proposito un uomo che si copre gli occhi in attesa del suo turno, la vittima centrale rappresentata immediatamente prima di essere colpita dalla pallottola ed infine un cadavere steso a terra con le braccia spalancate.

Francisco Goya costituisce un importante antecedente di Pablo Picasso. Ambedue gli artisti ritraggono fatti storici contemporanei, principalmente episodi di violenza, di scontri armati e di guerra, respingendo la visione di quest’ultima come trionfo del vincitore sul nemico e sottolineandone, al contrario, l’orrore. Questo lo notiamo particolarmente in Massacro in Corea e Guernica.

Massacro in Corea, Picasso, 1951, olio su compensato, 110 cm x 210 cm, Parigi, Museo Picasso

In Massacro in Corea Picasso imprime sulla tela un tragico evento storico: il massacro di Sinchon, avvenuto tra ottobre e dicembre 1950, nella zona di Sinchon, in Corea del Nord. Nel conflitto tra gli anti-comunisti e le truppe ONU più di trentamila civili persero la vita. Sul lato destro del quadro sono presenti i soldati, rappresentati con gambe divaricate, posa che l’artista riprende da 3 maggio 1808 di Goya. I combattenti non possiedono gli attributi maschili, come se fossero macchine e non più esseri umani. Non si comprende di che schieramento politico facciano parte perché non compare alcuno stemma; infatti l’artista non vuole prendere una posizione rispetto a questo conflitto, ma semplicemente denunciarlo. Sul lato sinistro vi sono le donne, due sono incinta e simboleggiano la vita.

Guernica, Picasso, 1937, olio su tela, 349 cm x 777 cm, Madrid, Centro de arte Reina Sofia

Guernica, ancor più che Massacro in Corea, vuole segnalare le conseguenze della brutalità.  In questo caso il fatto autentico, a cui si ispira la scelta del soggetto, è il bombardamento della cittadina di Guernica da parte dell’aviazione nazista. È la prima volta che una città viene rasa al suolo e che i civili vengono presi come bersagli. La tela assume il carattere di una protesta contro tutte le guerre, rappresentando il dolore e la sofferenza causati dalle angherie. I vari toni di bianco, nero e grigio utilizzati bene esprimono queste sensazioni. La composizione ha uno schema piramidale il cui vertice è rappresentato dalla lampada a petrolio, mentre gli angoli alla base sono la mano del soldato steso a terra e il ginocchio della donna che fugge. L’artista dipinge un groviglio di figure piatte, con contorni netti, che sembrano giustapposte come in un collage. Le grandi dimensioni della tela permettono che Guernica abbia un forte impatto emotivo sul fruitore.

«[…] non chiedo all’arte di addolcire la verità, di attenuare l’impressione dell’orrore […], né tanto meno di rendere più debole la sensazione di raccapriccio che mi scuote».  J. Caveda, Memorias para la historia de la Real Academia de San Fernando, 1867

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